Lenin in Irlanda Socialismo, nazionalismo e sindacalismo nel soviet di Limerick

Paolo Perri

Lenin in Irlanda Socialismo, nazionalismo e sindacalismo nel soviet di Limerick

Si è soliti considerare la repubblica d’Irlanda una delle poche democrazie europee prive di un partito socialista di massa in grado di influenzarne la vita politica1 . Un giudizio, questo, sostanzialmente corretto se si guarda alla storia dell’Irish Labour Party, fondato nel 1912 e incapace di costruirsi una solida e duratura base di consenso, o del minuscolo Communist Party of Ireland. Per comprendere la diffusione del pensiero socialista sull’isola, invece, è necessario assumere un punto di vista diverso. In Irlanda, infatti, sia il marxismo sia il socialismo si sono combinati con il nazionalismo politico in tempi e modi diversi, dando vita a una commistione ideologica decisamente sui generis: le correnti più radicali in senso socialista si sono sviluppate proprio all’interno del movimento nazionalista. Si tratta dei gruppi e delle correnti che dall’inizio del XX secolo fino ai giorni nostri si sono articolati all’interno dell’Irish Republican Army (Ira) e dei diversi movimenti politici legati al repubblicanesimo clandestino. Ed è proprio negli ambienti del radicalismo nazionalista che bisogna ricercare effetti e conseguenze della rivoluzione bolscevica del 1917. Un esempio, quello dei comunisti russi, che ha visto sindacalisti, socialisti e volontari dell’Ira impegnati in un’intensa campagna di scioperi, culminata nel 1919 con la proclamazione del soviet nella città di Limerick.

Il socialismo gaelico e la Rivolta di Pasqua

Il nazionalismo e l’autodeterminazione nazionale hanno sempre rappresentato una spinosa anomalia per il pensiero marxista e un aspro terreno di scontro, all’interno delle organizzazioni socialiste, fin dalla fine del XIX secolo2 . La questione dell’indipendenza irlandese, ad esempio, fu oggetto di dibattito già per Karl Marx e Friedrich Engels che vi dedicarono una particolare attenzione nell’analisi delle dinamiche proprie del capitalismo britannico3 . Anche nel Manifesto del partito comunista si parlava di lotte di classe, volutamente al plurale, per intendere come quella tra proletariato e borghesia fosse solo una delle lotte di classe possibili, rinviando così alla molteplicità delle

1 Cfr. Eugenio F. Biagini, Storia dell’Irlanda dal 1845 a oggi, il Mulino, 2014, p. 119. 2 Cfr. Georges Haupt, Michel Lowy e Claudie Weill, Les Marxistes et la question nationale, 1848-1914, Paris, 1974; Horace B. Davis, Nationalism and Socialism: Marxist and Labour Theories of Nationalism to 1917, Monthly Review Press, 1973; Domenico Losurdo, La lotta di classe: una storia politica e filosofica, Laterza, 2013. 3 Cfr. Karl Marx e Friedrich Engels, L’Irlanda e la questione irlandese, Editori Riuniti, 1975.

configurazioni che, in determinate circostanze, la lotta di classe può assumere, compresa quella specifica di «lotta nazionale»4 . Senza mai mettere in discussione il principio dell’internazionalismo proletario, fu però lo stesso Marx a riflettere più articolatamente sul carattere imperialista della presenza britannica in Irlanda e sull’importanza della questione nazionale, finendo anche per entrare in contrasto con Engels5 . Il primo a far proprie le teorie marxiste in Irlanda, e a declinarle in chiave nazionalista, fu James Connolly6 che, nel 1896, fondò l’Irish Socialist Republican Party (Isrp), un piccolo partito che si proponeva di instaurare una repubblica socialista basata sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione, distribuzione e scambio7 . Il socialismo di Connolly, però, non si limitava a un’interpretazione meramente economica del marxismo, ma insisteva sulla necessità di unire alle rivendicazioni di carattere sociale quelle autenticamente indipendentiste. I militanti dell’Isrp avevano prestato particolare attenzione agli scritti di Marx sullo sfruttamento dell’Irlanda e sul diritto all’emancipazione delle nazioni oppresse, da cui trassero le basi per la costruzione di un modello ideologico molto peculiare che vedeva nella liberazione nazionale la prima, quanto imprescindibile, fase del conflitto di classe nel contesto irlandese8 . Una lettura parziale, forse, che spinse Connolly a marginalizzare l’ipotesi dello stesso Marx di una possibile federazione tra le isole britanniche in caso di rivoluzione proletaria9 . La nascita dell’Isrp, comunque, rappresentò una vera anomalia nel panorama politico irlandese, dominato dall’Irish Parliamentary Party (Ipp), un partito moderato di tendenza liberale, che cercava di ottenere l’autonomia da Londra (Home Rule). L’Isrp, invero, non riuscì mai a competere con il nazionalismo parlamentare, privo com’era di un ampio sostegno popolare: agli albori del XX secolo, quindi, il progetto di una repubblica socialista contava ancora ben pochi sostenitori. Più che l’attività del partito, scioltosi nel 1904, a imprimere nuova linfa al movimento socialista fu l’Irish Transport and General Workers’ Union (Itgwu), l’organizzazione sindacale fondata nel 1909 dallo stesso Connolly e da James Larkin, sindacalista e militante socialista. Il nuovo sindacato si diffuse rapidamente da Dublino alle città di Belfast, Cork e Wexford, arrivando a contare circa 5.000 iscritti dopo quindici mesi di attività10. La diffusione del sindacalismo socialista generò non pochi timori tra gli industriali irlandesi e le alte

4 Cfr. D. Losurdo, La lotta di classe, cit., pp. 9-19. 5 K. Marx e F. Engels, Carteggio Marx-Engels, Edizioni Rinascita, 1950, p. 449. 6 Nato a Edimburgo nel 1868 da genitori irlandesi, prima di trasferirsi in Irlanda aveva militato nella Scottish socialist federation, di cui divenne segretario nel 1895. Cfr. William K. Anderson, James Connolly and the Irish left, Irish Academic Press, 1994. 7 Cfr. Thomas Brady, The Historical Basis of Socialism in Ireland, Saor Eire Press, 1969, p. 23. 8 Cfr. James Connolly, Irish Socialist Republic – To the Irish People, «The Harp», 12 March 1908. Questo testo era già stato pubblicato una prima volta nel 1896. 9 Sull’interpretazione degli scritti di Marx da parte di Connolly, cfr. J. Connolly, Labour in Irish History, Maunsel, 1910. 10 Cfr. John Newsinger, Rebel City: Larkin, Connolly and the Dublin labour movement, Merlin Press, 2004, pp. 36-38. 82

gerarchie ecclesiastiche. A Dublino, nell’agosto del 1913, trecentoquaranta lavoratori furono licenziati, col beneplacito del clero cattolico, dalla Dublin United Tramway Company di William Murphy perché sospettati di appartenere alla sezione locale dell’Itgwu. Il sindacato proclamò subito uno sciopero generale di solidarietà e gli industriali risposero con la serrata che si concluse, dopo sette mesi di scontri e manifestazioni, con la sconfitta degli scioperanti e una nuova ondata di licenziamenti. Gli eventi del 1913 rappresentarono però un importante momento di rottura nella storia del nazionalismo politico. I principali industriali della città, tra cui lo stesso Murphy, erano membri dell’Ipp ed entusiasti sostenitori della Home Rule. Per questa ragione Connolly e i vertici dell’Itgwu poterono facilmente presentare il nazionalismo parlamentare come nemico degli interessi dei lavoratori e iniziare a collaborare più intensamente con gli ambienti dell’indipendentismo radicale e delle società segrete. Allo scoppio della prima guerra mondiale Connolly aderì al piano dell’Irish Republican Brotherhood e del semi clandestino Sinn Féin, per organizzare una rivolta antibritannica. Ai cospiratori feniani si unirono subito i militanti dell’Irish Citizen Army (Ica) – la milizia operaia che aveva protetto gli scioperanti durante i lunghi mesi della serrata11 – e alcuni militanti del’Itgwu. L’organizzazione stessa della rivolta rappresentava il fine ultimo delle aspirazioni politiche di Connolly: gettare le basi per l’agognata indipendenza dell’Irlanda mantenendo fede, allo stesso tempo, a quella politica della “guerra alla guerra” ribadita più volte dall’Internazionale socialista. I delegati irlandesi, in realtà, nei congressi di Copenaghen e Basilea, avevano ricevuto numerose critiche da alcuni importanti esponenti del socialismo europeo proprio per le loro peculiari posizioni indipendentiste12. È interessante sottolineare però come alcuni dei maggiori critici del “modello irlandese” avessero poi sposato la causa bellica, entrando a far parte dei diversi governi di unità nazionale allo scoppio del conflitto. Gli irlandesi, invece, erano rimasti fedeli alle posizioni internazionaliste, sposando le tesi difese da Lenin nella conferenza di Kienthal del 1916, che vedevano nello sciopero generale e nell’insurrezione armata gli unici mezzi per fermare il conflitto13. Per Connolly, quindi, l’idea di una rivolta antimperialista in Irlanda si sposava perfettamente con le sue convinzioni ideologiche e la sua fede socialista. La celebre Rivolta di Pasqua cominciò ufficialmente a mezzogiorno del 24 aprile 1916, quando gli insorti s’impadronirono di alcuni punti chiave di Dublino. Dal palazzo delle poste i leader dell’insurrezione proclamarono la nascita della

11 L’organizzazione fu creata da James Connolly, James Larkin e Jack White per difendere gli operai dalla brutalità della polizia. L’Ica, oltre a un comandante generale, contava su uno stato maggiore composto di ufficiali eletti dai soldati e su un comitato di direzione formato da un eguale numero di ufficiali e soldati. Cfr. Rayner O’Connor Lysaght, The Irish Citizen Army 1913-1916: White, Larkin and Connolly, «History Ireland», n. 2, 2006. 12 International Institute of Social History, Archives of the Second International, Internationaler Sozialisticher Kongress Copenaghen 1910, Drucksache n. 11, Doc. n. 460, Le militarisme et le conflits international (texte en français, anglais et allemand), S.l. [1910], Imprimé, 1 pièce/3ex. 13 Cfr. George D.H. Cole, Storia del pensiero socialista, Laterza, IV, 1, 1967, p. 42.

repubblica, proprio mentre a Kienthal iniziava la conferenza internazionale indetta dai bolscevichi. Alla provocazione irlandese Londra rispose inviando l’esercito, e gli insorti, isolati e privi di sostegno, furono rapidamente sconfitti. La “repubblica irlandese” aveva resistito appena una settimana, ma la condanna alla pena capitale di venticinque ribelli, tra cui Connolly e il vice comandante dell’Ica Michael Mallin, e l’arresto di 3.500 sospetti contribuirono a delegittimare l’autorità imperiale sull’isola. Il sostegno al nazionalismo moderato dell’Ipp crollò di colpo e nelle elezioni del 1918 il Sinn Féin ottenne la maggioranza assoluta dei seggi (73 su 10514). La corrente socialista, ormai priva dei suoi più autorevoli esponenti, fu però gradualmente marginalizzata all’interno del movimento nazionalista, preoccupato di presentarsi come una forza interclassista capace di difendere gli interessi di tutto il popolo irlandese. Sarà l’eco della rivoluzione dell’ottobre 1917 a dare nuovo vigore alla sinistra repubblicana e a rilanciarne l’azione politica. A partire dalla fine della serrata di Dublino, del resto, i socialisti di Connolly avevano prestato particolare attenzione alle posizioni di Lenin sul diritto all’autodeterminazione nazionale, dando ampia diffusione a testi come Osservazioni critiche sulla questione nazionale (1913) e Sul diritto di autodecisione delle nazioni (1914). Lo stesso Lenin aveva espresso un sincero interesse per il coinvolgimento dei socialisti nella Rivolta di Pasqua, scagliandosi contro i critici delle lotte per l’autodeterminazione nazionale che per il leader dei bolscevichi facevano parte a pieno titolo della lotta generale contro il capitalismo15. Proprio le tesi leniniste sulla legittimità dei movimenti di liberazione delle nazioni oppresse fornirono nuova linfa al socialismo gaelico. Una nuova ondata di scioperi stava per attraversare l’Irlanda e alla testa di queste mobilitazioni troveremo ancora una volta una peculiare commistione di socialisti e nazionalisti radicali.

Un soviet nel cuore dell’Irlanda

Ad animare il variegato universo della sinistra irlandese era stata, ancora una volta, l’attività sindacale. Tra l’estate del 1917 e la primavera del 1918 l’Itgwu aveva visto triplicare gli iscritti, adesso più di 60.000, in maggioranza braccianti e lavoratori portuali16. La battaglia contro la coscrizione obbligatoria, portata avanti dai nazionalisti e dai sindacati, aveva contribuito a rendere ancora più stretti i legami tra questi due mondi. La singolare alleanza tra rivendicazioni sindacali e lotta per l’indipendenza nazionale trovò un terreno particolarmente fertile nella città di Limerick, nota per le condizioni di vita particolarmente dure della locale classe operaia: l’alto tasso di disoccupazione, la scarsità di alloggi, gli affitti particolarmente elevati e le pessime condizioni

14 Cfr. Cornelius O’Leary, Irish elections, 1918-1977. Parties, voters and proportional representation, Gill & MacMillan, 1979, p. 22. 15 Cfr. Vladimir I. Lenin, The Irish Rebellion of 1916, in Collected Works, vol. 22, Progress, 1964, pp. 353-358. 16 Cfr. Liam Cahill, Forgotten revolution: Limerick Soviet 1919, O’Brien Press, 1990, p. 16. 84

sanitarie dei sobborghi operai erano problemi endemici che avevano alimentato ingenti flussi migratori. Nel maggio del 1905 era stato fondato il Limerick Trades and Labour Council (Ltlc), all’interno del quale si erano rapidamente diffuse le idee di Connolly, in particolar modo dopo la serrata di Dublino. A imprimere un’ulteriore svolta radicale al sindacalismo di Limerick contribuì senza dubbio l’ingresso nel Ltcl dei militanti dell’Itgwu che, nell’autunno del 1917, sull’onda della rivoluzione bolscevica, iniziarono un’opera di politicizzazione degli operai non specializzati e di ristrutturazione dell’organizzazione su base rivoluzionaria17. Nell’ottobre del 1917, inoltre, era iniziata la pubblicazione del primo giornale operaio della regione, «The Bottom Dog», sulle cui pagine trovarono spazio i resoconti degli eventi russi e numerosi articoli sulle condizioni di oppressione e sfruttamento dei lavoratori irlandesi18. Il processo di radicalizzazione in atto si manifestò apertamente durante le celebrazioni per il 1° maggio 1918, le prime organizzate dal movimento operaio a Limerick. Un imponente corteo di circa 10.000 persone si snodò per le strade cittadine fino a raggiungere la piazza del mercato dove, dopo una serie di comizi, si tenne un’assemblea di circa 6.000 lavoratori che approvò una risoluzione di appoggio e solidarietà ai bolscevichi russi: «That we, the workers of Limerick and district, in mass meeting assembled, extend fraternal greetings to the workers of all countries, paying particular tribute to our Russian comrades who have waged such a magnificent struggle for their social and political emancipation»19. Anche a Limerick la campagna contro la coscrizione obbligatoria vide nazionalisti e socialisti lavorare insieme in una serie d’iniziative e manifestazioni coordinate dal Ltcl, dal Sinn Féin e dall’Ira. Una collaborazione, questa, che giovò al radicalismo politico. In poco meno di un anno il Sinn Féin era passato dai 1.661 membri del giugno 1917 ai 4.000 del maggio 1918, mentre i volontari dell’Ira erano ormai poco meno di 2.000 a fronte dei 943 del 191720. Nello stesso periodo, le sezioni locali dell’Itgwu erano aumentate da quindici a ventitré e potevano contare su 3.800 militanti21. È bene sottolineare come, molto spesso, un militante sindacalista di orientamento socialista potesse essere allo stesso tempo membro delle organizzazioni repubblicane e viceversa. Come nel caso di Robert Byrne, telegrafista di fede socialista, presidente dell’Associazione degli impiegati delle poste che rappresentava all’interno del Limerick United Trades and Labour Council (Lutlc), e, al contempo, anche un volontario della seconda brigata dell’Ira di Limerick. Nel gennaio del 1919 Byrne era stato licenziato per aver partecipato al funerale di un suo commilitone dell’Ira, un certo John Daly.

17 Alla fine del 1918 l’Itgwu sosteneva di poter contare su circa 3.000 membri tra i lavoratori di Limerick. 18 Dopo la morte dello zar Nicola II, ad esempio, si invitavano i lavoratori irlandesi a seguire l’esempio dei bolscevichi russi per rovesciare il capitalismo con la forza: «Nicholas dies and William Murphy lives. We need more proud and strength. While Ireland has had but one Connolly, Russia has produced hundreds» («The Bottom Dog», 18 Agosto 1918). 19 «The Bottom Dog», 11 Maggio 1918. 20 The National Archive, State Paper Office, Anti-State Activities, April 1919-October 1921, 5634B. 21 Ibidem. 85

Il Royal Irish Constabulary (Ric), il corpo di polizia attivo in Irlanda, aveva fatto irruzione in casa sua trovando armi e munizioni. Sottoposto alla corte marziale, Byrne fu condannato a venti mesi di prigione e ai lavori forzati22. In carcere, insieme ad altri detenuti repubblicani, iniziò una serie di proteste per ottenere lo status di detenuto politico, culminate in uno sciopero della fame. Il rapido peggioramento delle sue condizioni di salute indusse le autorità a ordinarne il trasferimento in ospedale dove, il 6 aprile, l’Ira provò a liberarlo con un’azione militare molto mal congeniata. Una guardia fu uccisa e lo stesso Byrne, gravemente ferito, morì dopo qualche ora. La tensione in città raggiunse presto livelli di guardia e nel giorno del funerale un imponente corteo di 15.000 persone vide sindacalisti, socialisti, volontari dell’Ira e membri del Sinn Féin marciare fianco a fianco. Il 9 aprile le autorità britanniche decisero di porre parte della città sotto l’autorità dell’esercito, istituendo una Special Military Area (Sma), come a Dublino ai tempi della Rivolta di Pasqua. In base a questo decreto speciale spettava all’esercito gestire l’ordine pubblico e rilasciare dei permessi d’ingresso e uscita dalle aree poste sotto il suo controllo. Il fiume Shannon fu designato come confine settentrionale della Sma, tagliando fuori dal resto della città il popoloso quartiere operaio di Thomondgate. Due delle principali fabbriche della zona – la Cleeves’ Condensed Milk and Butter Company, che impiegava circa 6.000 lavoratori, e la Walkers’ Distillery – si trovavano a nord del fiume e questo costringeva migliaia di operai a sottoporsi ai controlli delle truppe britanniche fino a quattro volte al giorno. La risposta delle organizzazioni operaie e di quelle repubblicane non si fece attendere. Il 13 aprile i delegati delle trentacinque organizzazioni di settore facenti capo al Lutlc si riunirono in una seduta fiume di oltre dodici ore. Il consiglio decise all’unanimità di approvare la proposta di sciopero generale contro la Sma, avanzata dai lavoratori della Cleeves’ Company, che dall’inizio del 1918 avevano creato un comitato di fabbrica d’ispirazione leninista23. A capo del comitato degli scioperanti fu eletto John Cronin, un carpentiere membro dell’Itgwu, che autorizzò l’organizzazione di alcuni sottocomitati responsabili per la propaganda, le finanze, l’approvvigionamento alimentare e la vigilanza. Quindicimila lavoratori aderirono allo sciopero e gruppi di operai armati presero il controllo di numerose zone della città con la collaborazione dell’Ira24. Iniziava così il celebre soviet di Limerick. La scelta del comitato di utilizzare il termine soviet evidenzia il forte legame ideale con i rivoluzionari russi, che rappresentavano in quel momento un vero e proprio modello per il movimento sindacale irlandese25.

22 Cfr. L. Cahill, Forgotten revolution, cit., p. 52. 23 National library of Ireland, Police reports from Dublin Castle records, 1903-1921, P8548, The report of the Inspector General of the R.I.C. for the month of March, 1919. 24 Cfr. James Casey, Limerick’s Fighting Story, Mercier Press, 2009, pp. 42-46. 25 In un articolo apparso sull’organo di stampa dell’Itgwu si legge: «Today the Soviet idea is sweeping westward over Europe. Again we say that Ireland’s best and most effective answer is the immediate establishment of Soviets, the instruments which will bring about the dictatorship of the Irish proletariat» (The Dictatorship of the Irish Proletariat, «The Voice of Labour», 12 April 1919). 86

Per l’Itgwu, infatti, lo sciopero avrebbe dovuto assumere un carattere insurrezionale, su scala nazionale, per gettare le basi di uno stato consiliare guidato dalle organizzazioni operaie e contadine, sul modello di quello bolscevico, e per raggiungere l’indipendenza nazionale26. L’esercito britannico reagì istituendo un cordone di sicurezza intorno alle aree presidiate dagli scioperanti senza cercare, però, lo scontro diretto. Le autorità, infatti, erano convinte che il soviet sarebbe presto imploso per la mancanza di cibo e materie prime. In realtà il comitato si rivelò molto più efficiente di quanto gli inglesi pensassero: l’approvvigionamento alimentare era direttamente controllato dal soviet – che ordinò l’affissione per le strade di liste con i prezzi al dettaglio dei beni essenziali e si occupava della distribuzione del cibo mediante un preciso sistema di tessere annonarie – mentre l’apertura dei negozi veniva rigidamente regolata da picchetti di lavoratori27. A scarseggiare, invece, dopo la prima settimana di sciopero, fu il denaro, la cui circolazione crollò di colpo. Per far fronte a questa carenza il soviet prese una delle sue decisioni più note: stampare una moneta propria, che i negozianti affiliati alle organizzazioni sindacali accettarono regolarmente per tutta la durata dello sciopero28. Dopo una settimana la situazione iniziò a mutare. In un primo momento, infatti, anche la Chiesa cattolica e la piccola borghesia cittadina, avevano di fatto appoggiato la protesta e in alcuni casi addirittura collaborato con il soviet. La stessa camera di commercio di Limerick, che rappresentava i grandi industriali della città, aveva diramato un comunicato di protesta contro l’istituzione della Sma. L’atteggiamento dei grandi industriali, però, era comprensibilmente mutato non appena si era paventeta l’ipotesi dell’autogestione operaia29. La posizione della Chiesa, invece, cambiò dopo la domenica di Pasqua, a una settimana dall’inizio dello sciopero, quando i dimostranti, che intendevano commemorare le vittime della rivolta del 1916, si scontrarono con l’esercito britannico per tutta la giornata. In quello stesso giorno, inoltre, giunsero in città alcuni dei più noti leader sindacali per «assistere il comitato degli scioperanti»30 e ascoltare le proposte dei rivoltosi. In realtà la richiesta di uno sciopero nazionale, avanzata dal soviet, fu rigettata dalla leadership sindacale che si rifiutò di dare il via a una nuova insurrezione in Irlanda. Lo stesso fecero la direzione del Sinn Féin e dell’Ira che da Dublino guardavano con preoccupazione all’alleanza tra repubblicani e socialisti che a Limerick aveva dato continuità al progetto di Connolly. Uno sprezzante rifiuto della proposta di sciopero generale arrivò anche dalle forti e numerose Trade Union dell’Ulster. Gli operai unionisti avevano immediatamente condannato il soviet e guardavano all’Ituc come al braccio

26 Ibidem. 27 Cfr. R. O’Connor Lysaght, The story of the Limerick Soviet, Limerick Soviet Commemoration Committee, 2003, p. 6. 28 Cfr. L. Cahill, Forgotten revolution, cit., p. 75. 29 Al grido di «All power to the Soviet» i sindacalisti della città avevano lanciato una campagna per l’autogestione operaia delle fabbriche direttamente ispirata alle teorie leniniste. Cfr. «The Workers’ Bulletin», 21 April 1919 e «The Voice of Labour», 26 April 1919. 30 L. Cahill, Forgotten revolution, cit., p. 141.

sindacale del Sinn Féin che avrebbe trascinato l’isola «nell’inferno del comunismo bolscevico»31. I lavoratori di Limerick si resero conto così di essere rimasti da soli. Il 24 aprile si tenne un lungo incontro tra il sindaco della città, Alphonsus O’Mara, del Sinn Féin, e il vescovo, monsignor Denis Hallinan. I due rivolsero un appello congiunto alle autorità chiedendo la soppressione dei checkpoint e del sistema dei permessi, in cambio della revoca dello sciopero. Le autorità accettarono la proposta e il soviet finì per trovarsi sotto una fortissima pressione. Il cambio di posizione della Chiesa e le pressioni della leadership del Sinn Féin, come sostenuto da Liam Cahill, sancirono di fatto la fine della protesta32: fu così che, dopo una lunga e tesissima assemblea del comitato organizzatore, un deluso John Cronin annunciò a una folla silente la decisione di sospendere lo sciopero il giorno successivo, il 27 aprile. Agli operai di Limerick veniva garantita piena libertà di movimento e la revoca della Sma in tempi brevi, ma l’ala più radicale del movimento, che aveva introdotto quelle misure di autorganizzazione che avevano trasformato la città in un laboratorio del radicalismo politico, aveva subito una cocente sconfitta. La protesta non si era allargata al resto dell’isola e il governo coloniale non era stato rovesciato. Il soviet di Limerick si concluse, quindi, dopo due intense settimane. La sua fine sancì un’altra sconfitta per il progetto connollyano di una stabile alleanza tra socialisti e nazionalisti radicali in vista di quella rivoluzione che avrebbe dovuto trasformare l’Irlanda in una repubblica indipendente e socialista. L’esperienza di Limerick, direttamente ispirata dalla rivoluzione bolscevica, verrà presto dimenticata nei tumultuosi anni del conflitto anglo-irlandese e della guerra civile. L’idea di un’Irlanda socialista, però, sopravvisse tra le fila dell’Ira e del radicalismo repubblicano fino agli anni settanta del XX secolo quando, in un contesto radicalmente mutato, nelle sei contee del nord una nuova generazione di militanti adottò una prospettiva rivoluzionaria d’ispirazione terzomondista. Ma questa è un’altra storia…

31 Public record office of Northern Ireland, Ulster Unionist Labour Association, D1372, Minutes, Correspondences and membership records, April 1919. 32 Cfr. L. Cahill, Forgotten revolution, cit., p. 164.

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