IL PRIMO MAGGIO VISTO DA UN LAVORATORE DEL SETTORE AGRICOLO

Il Primo Maggio mi ha stimolato.
Ho deciso di scrivere qualcosa in merito al tema che più mi sta cuore: il lavoro nelle campagne e lo sfruttamento che, dal caporalato al lavoro sommerso, riempe le tasche dei padroni e lascia i lavoratori come fantasmi a subire ogni tipo di vessazzione.


Sono oltre venti anni che lavoro nel Mondo della suinicoltura. Ho lavorato anche in Romania. Guardo tutti i telegiornali e mi angoscia quando sento parlare di misure sul lavoro, regole, disposizioni eccetera. Per carità, non sono contrario a queste misure ma sarei felice che ne beneficiassero tutti i lavoratori, delle officine ma pure dei campi. Per fortuna o per sfortuna, il mio stato di disoccupato mi ha permesso di capire che lo sfruttamento, l’umiliazione, la riduzione a schiavitù e ricatto dei lavoratori più deboli, stranieri ma anche italiani in difficoltà non è solo problema del sud. Già davanti a una platea importante, in un convegno organizzato dalla Flai Cgil di Reggio Emilia al quale erano presenti tutte le autorità cittadine, chiamato dal Segretario Flai a essere tra i relatori sul tema del sommerso, denunciai una situazione in agricoltura, non ovunque ma diffusa, da anni ’40-‘50. Già allora denunciai che c’erano funzionari dell’ispettorato infedeli che avvisavano gli interessati della visita uno o due giorni prima. Era il 2007. Siamo nel 2020.
Oggi non è cambiato nulla.

Se a un operaio della F. C. A. veniva detto che il capo turno, arbitrariamente, aveva deciso per lui altre tre o quattro ore in più senza preavviso, sarebbe intervenuto il sindacato e avrebbe difeso il povero operaio. Nel mio campo, se chiedi l’orario di lavoro, capita che ti dicono che si comincia alle 07.00. Ovvio che viene spontaneo chiedere quando si finisce? Per esperienza personale più di una volta la risposta è stata QUANDO FINISCE IL LAVORO. Peccato che quando finisce non è che guadagni di più. Lo devi fare e basta. Il contratto, questo sconosciuto. In alcune aziende di 4 o 5 operai uno è a contratto e gli altri, spesso extracomunitari, in nero o part time. Ho conosciuto operai alloggiati dove non avresti il coraggio di mettere un maiale per poche centinaia di euro al mese. Li ho visti lavorare 6-7 ore al mattino e altrettante il pomeriggio. Nella maggior parte delle aziende del settore non hanno iscritti al sindacato o al massimo iscritti alla Cisl…..addirittura ci sono figli dei padroni (di fatto capi) pure loro iscritti alla Cisl!
Questa estate, ma non solo, ho scoperto dopo settimane che ero in nero dopo promessa di assunzione a tempo determinato. In una occasione ho dovuto dire al padrone che se non mi metteva in regola sarei andato a chiedere la disoccupazione e alla domanda: LA LETTERA DI LICENZIAMENTO? avrei risposto che non l’avevo perché ero in nero. Il padrone ha capito che sarebbe stato un guaio se avessi detto che eravamo quasi tutti in nero. Dopo 25 giorni in nero è arrivata l’assunzione a tempo determinato. In una delle mie esperienze, più di una volta, la richiesta di vestiario adeguato, scarpe antinfortunistica e guanti è stata seguita da grassa risata. Alla seconda richiesta penso che avrebbe sofferto meno, sempre il padrone, se gli avessi chiesto la moglie.



I colleghi.
Sono quasi sempre stato l’unico iscritto al Sindacato e Rappresentante Sindacale Aziendale per la Flai Cgil e sempre visto con diffidenza. In molte occasioni mi sentivo ripetere la stessa cosa che avevano imparato dal padrone. Cgil? Rossi maledetti, rovina del paese. Sindacati m….
Anche i padrone non gradiva.
Da uno di questi “prenditori” ho subito, dopo mobbing prolungato da parte di un suo sgherro, il licenziamento. Ero un problema. Costruirono una serie di accuse false e mi confezionarono un brutto licenziamento. Dopo aver provato a farmi dare le dimissioni “volontariamente”, hanno scelto di fare loro. Peccato che, grazie al mio Sindacato, mi hanno dovuto chiedere scusa e rimborsare i danni morali con denaro. Il problema nel settore agrozootecnico è che io sono una mosca rossa. La maggior parte dei miei Compagne e Compagni di tutta Italia non conoscono nemmeno un centesimo dei loro diritti. Non hanno fiducia nelle istituzioni e non li biasimo. I loro compagni che si sono ribellati sono dovuti tornare nel loro paese o a casa senza che nessuno li difendesse. Immaginate l’angoscia di sapere che i tuoi compagni sono indifesi, soggetti a ogni umiliazione per paura di finire in strada in pasto alla Bossi-Fini o senza nemmeno il salario da fame che prende per lavorare tutto il giorno. Un operaio non italiano, piangendo, mi disse che ero fortunato. Aveva ragione. Io potevo mandare aff.. il porco padrone e andare altrove. Lui in un attimo non avrebbe potuto mandare a moglie e figlio nel suo paese l’equivalente di uno stipendio pari a ciò che invece una coppia spende in una sera in un buon Ristorante. Ricordo un giovane che lavorava con me. Passava l’intera mattina a mettermi all’erta dal padrone. Attento che ci può vedere! Alla mia reazione normale ossia chissenefrega… lui stupito mi ripeteva che si sarebbe arrabbiato molto (il padrone sempre). Operai più adulti, padri di famiglia trattati in malo modo e umiliati davanti a tutti a capo chino. Non è un racconto di Zola ma il ricco nord ovest. Ho detto prima che non è ovunque così ma ribadisco che sono tanti, troppi i banditi razzisti al bar e magari noti dirigenti di Lega o Fratelli di Ignazio ma con l’azienda piena di schiavi pronti, a fine lavoro magari in doccia, a ritornare in mezzo alla m…con un solo sguardo del padrone o del crumiro che ne fa le veci.

Oggi, Primo Maggio, tanti di questi compagni manco lo sanno che è festa, la loro festa. Il padrone non teme la reazione dei miei colleghi figli di altri paesi. Altri loro fratelli sono in fila pronti a sostituirli nei tuguri, sì avete capito bene tuguri e nel duro lavoro sette giorni su sette per 7-800 euro. Nelle ultime aziende in cui ho lavorato e dalle quali sono scappato cose come docce e spogliatoi caldi sollevavano le amare risate dei colleghi come se parlassi di idromassaggio o piscina. Ebbene, da Socialista e Cigiellino da sempre ho deciso di fare la mia parte per combattere il sistema, tutt’altro che in crisi, che da oltre 20 anni frequento. Una proposta della Flai Cgil di noi a Novara è stata quella di organizzare una sezione mobile per andare laddove non abbiamo iscritti e non possiamo entrare. In tante aziende non hanno mai visto un ispettore del lavoro. Tanti miei colleghi hanno sempre rifiutato la iscrizione al Sindacato, pur non disdegnando la mia funzione di ponte tra le loro domande e la Flai. Ci siamo sempre vantati di aver conquistato i nostri diritti con la lotta: come possiamo pretendere che il nuovo proletariato si ribelli senza che nessuno gli protegga le spalle? Come possiamo pretendere che lo sfruttato capisca di essere tale se non conosce i suoi diritti? Come facciamo a sperare che si accenda il fuoco che cresce dentro che spinge alla rivolta se non consapevoli dell’ingiustizia che li incatena? Se non sanno che hanno diritto a un contratto regolare, alle ferie, al riposo, alla cassa malattia, all’infortunio pagato, ai permessi, a una casa dignitosa? Come ribellarsi se non sanno che il padrone che insulta, umilia o peggio commette un reato? Come facciamo a pretendere che dicano basta se per loro è normale? Spesso, senza farmelo dire, andavo io a chiedere strumenti di lavoro come stivali, guanti di tutti i tipi, conoscendo la reazione scomposta del padrone. Dove ho lavorato io in Romania, gli operai avevano spazio, armadietti, docce per tutti, sala refettorio.
In Italia questa situazione l’ho trovata in una azienda su 5.

La sicurezza.
Quasi tutte le aziende che ho visto in questi 20 anni non hanno nemmeno, mediamente intendo, il 35-40% dei requisiti richiesti per assicurare la sicurezza dei lavoratori. Sarei pronto a scommettere qualsiasi cosa che, se su una mappa delle aziende di un territorio a occhi chiusi io mettessi un dito su una azienda a caso, in caso di visita senza preavviso troveremmo tante di quelle infrazioni da usare un blocco intero per le ammende. Voglio dire che una provincia come Novara o Reggio Emilia ha un numero di ispettori assolutamente inadeguato e per questo quasi inutile. Probabilmente nessuno ha stimato quanto è il nero e il sommerso nel settore agricolo e zootecnico. Facendo calcoli per difetto e sommando le ore in più fatte da me e colleghi nell’arco di un mese, si sarebbe potuto assumere un operaio in più lavorando ognuno le sue ore da Contratto. Anche da questo esempio si evince che oltre a un recupero fiscale ci sarebbe l’affiorare di tanti posti di lavoro ulteriori.
Le cose che ho detto le ho viste e vissute. Se i ministeri competenti agissero di concerto per combattere il cinico sfruttamento a danno dei più deboli e ricattabili con determinazione incentivando i lavoratori a denunciare ogni tipo di ingiustizia, con la certezza di essere protetti, già l’annuncio porterebbe molti padroni a mettere in regola aziende e lavoratori. Una idea potrebbe essere la non chiusura dell’azienda ma il passaggio a un funzionario del rifondato ispettorato fino a quando il padrone abbia pagato fino all’ultimo centesimo il maltolto con gli interessi. Il padrone non crede, confortato dal passato, che lo stato farà sul serio un controllo a tappeto. Forse ha ragione ma se non a tappeto almeno si potrebbe cominciare a prendere in mano l’elenco delle aziende registrate e decidere di cominciare con un 10% del settore alla volta: sarebbe questo già un segnale che lo stato ha a cuore anche i lavoratori delle stalle e dei campi e spingerebbe tante Compagne e Compagni a fare come me, ossia a sindacalizzarsi. Malgrado oltre 150 di lotta il Movimento Operaio non ha esaurito la Lotta di Classe. Avanti!

Stefano Longo,

Risorgimento socialista Piemonte

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