Antonella Ricciardi intervista il poeta Giuseppe Cesaro

Antonella Ricciardi

In questo nuovo dialogo, il poeta capuano Giuseppe Cesaro narra alcuni
aspetti ulteriori della sua arte. Tutto nasce un libro che avrebbe voluto già 
pubblicare quando, ancora più di un lustro fa, si poteva fare affidamento
sulla cittadella d’arte contemporanea di Capua  e in particolare sul  Dama,
con l’evento L’Albero di Poesie, dove partecipò  con suoi  quaderni. I suoi
manoscritti giovanili sono stati intitolati “Di baci e prati fioriti”. Lo
vennero a trovare anche delle ‘muse’..a cui piacevano anche i suoi collages: così come Gisela Robert, una importante artista tedesca che vive a Napoli, amica di Fabrizia Famondino  collaboratrice di Franco Basaglia..che fu la Elsa Morante de Sud, la quale gli  donò  un quadro con delle lettere
raffigurante “I Fiori del Tempo”..da una poesia contenuta nella silloge
“L’altra diagonale”, Bludiprussia editrice. Questi incontri non avevano fatto
abbandonare a Giuseppe Cesaro la scrittura poetica autobiografica, come si ebbe  modo di parlare in una prima intervista. Giuseppe Cesaro è anche
autore di alcuni collages sulle matres matutae, radicando la sua ispirata
opera nella tradizione più antica, che ha lasciato una impronta nella Capua
più arcaica. Giuseppe Cesaro ha in programma, presto, ulteriori
pubblicazioni, che si aggiungono a precedenti pubblicazioni, che hanno
sempre lasciato un segno letterario di molto intenso spessore.  Un altro
motivo ricorrente nella scrittura di Giuseppe Cesaro è la delicata sensibilità
verso i più emarginati, espressa anche, ad esempio, in alcuni suoi recenti
versi dedicati a gitani girovaghi, ispirati ad un quadro di Picasso, che ben
esemplifica la sua particolarità di “poeta visivo”, le cui immagini in parole
sono vivide come dipinti:

“I girovaghi del circo–da un quadro di Pablo Picasso
Chissà dove vanno questi girovaghi
più fuggitivi di noi
grandi e piccini
su questa strada di campagna
con le loro chitarre gitane
forse verso un altro spettacolo
un’altra città
lasciandosi dietro ricordi
diventati silenzi
coi costumi piegati in bauli di sogni
Sono cavalieri e ballerine circensi
che volano lanciati in aria
sollevati da braccia
per poi cadere su un tappeto di velluto
come dei musici dell’Universo
vestiti di rosa e di blu

fioriti nella musica triste del viaggio
e del mistero
e portano nell’avventura
i colori del gioco
e dei sogni ridenti
del loro mondo
e la fatica leggiadria
della loro arte”

1) Ricciardi: “Puoi anticiparci qualcosa delle opere cui stai lavorando in
questo periodo: poesie “sparse” e/o nuovi libri che raccolgano liriche
poetiche? Quali i loro principali motivi ispiratori?”

Cesaro: “Dopo Prime Pagine libri di ‘Autobiografi’, poesie..sguardo sul
mondo contemporaneo..accettato da Albatros..firmai anche il contratto..per
via di editing..ho ripreso un manoscitto giovanile, che ha ottenuto risposte
positive da una casa editrice “Aletti”..che vede spesso la partecipazone di
cantanti della musica leggera..c’è anche Mogol..tra il team redazionale..e da
“Lampi di Stampa”. Forse sceglierò quest’ultima per verificare il nuovo
modo di pubblicare in rete anche se il mio progetto editoriale, riguarda
l’iniziale “Progetto di Prime Pagine”.

2) Ricciardi: “Le tue evocative poesie accostano immagini in modo
inconsueto, tanto da ricordare trame oniriche, per tali sorprendenti
associazioni di idee; eppure,  la tua sensibilità è contemporaneamente
molto radicata nel sociale. In passato, già ne accennammo in una
precedente intervista; puoi renderci partecipi del modo in cui continui il tuo impegno sociale? Ci sono situazioni particolarmente critiche ed ingiuste, che ultimamente ti hanno colpito di più?

Cesaro: “L’impegno in una Comunità come ‘giornalista volontario’ mi diede
modo di approntare insieme a una giornalista professionista, Alba Squeglia, una rivista” Nuvole” per ragazzi delle scuole medie di Bellona e utenti degli ex ospedali psichiatrici I”l Monticello”..internati e segregati per
decenni e nuove cronicità..poi si inaugurò un nuovo cenro presso Il Palazzo
Fieramosca di Capua..con tanto di taglio di nastri ad opera di Bassolino.
Tale esperienze interessanti non meno della esperienza govanile nella
prigione scuola beneventana di Airola, pure se difficili e traumatiche, ti
arricchiscono umanamente ma poi vedi che prevalgono logiche troppo
medicalizzanti e poca socialità..a detta anche di specialisti. Tali luoghi
finiscono per ridiventare non luoghi..non essendoci più volontariato sociale

3) Ricciardi: “Nei tuoi versi ci sono spesso riferimenti all’antichissima città
di Capua, della quale sei originario: quanto conta nella tua ispirazione?”

 Cesaro ” “Lontano dai nostri lidi un cielo mi rimaneva dentro..Nelle
piazzetta la voce dei bambini l’amore sognato delle le fiabe ..le
violette..Non la potevo amare se prima non ritornavano le rondini ai loro
nidi..”;questa piccola poesia fu citata dal bollettino letterario “Formica
Nera” di Padova..tra i fondatori..Ungaretti..ma anche “L’estate in
Riviera”..con poesie pubblicate da Riviste “Come san Remo arte 2000”
testimoniano che la mia città..delle rondini..è stata sempre al centro dei
miei pensieri..quando parlo del cuore tenero del mondo..senza però
dimenticare che la quotidianità negata è una esperienza di esclusione dalla
quotidianità di tutti i giorni..qualcosa di fortemene ingiusto per chi la
subisce..un grido sussurato a un mondo invece spesso sordo.”

4) Ricciardi: “L’attuale situazione di emergenza sanitaria per l’epidemia del
nuovo coronavirus ti ha suggerito ulteriori riflessioni da trasporre nei tuoi
testi? Forse pensieri sul senso del male e del modo di superarlo anche per
l’anima, almeno in parte?”

Cesaro: “Ho scritto delle poesie anche un po’ provocatorie a riguardo,a
parte l’impegno eroico dei medici e degli infermieri ..e l’arte della
sopravvivenza..è stato ed è davvero molto dura per chi non ha perduto il
lavoro..per le categorie deboli..e anche per chi vive più ‘isolato’ “

Introduzione e quesiti di Antonella Ricciardi; intervista ultimata
nell’aprile 2020

Antonella Ricciardi RS Caserta

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