La fine del paradigma

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Il crollo dell’Unione Sovietica non ha rappresentato solo la fine del mondo bipolare: con esso abbiamo assistito alla crisi, alla disintegrazione e alla successiva e inevitabile fine del marxismo così come era a noi noto. Ciò che ci rimane ora sono le macerie di una teoria ed è nostro dovere cercare tra i resti e prenderne alcuni pezzi al fine di costruire la nuova teoria rivoluzionaria che si ergerà sulle rovine della precedente.

In questo articolo è mia intenzione fare utilizzo della teoria delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn, applicandola in campo politico, in modo da poter cercare di dare una lettura adeguata della condizione storica in cui viene a trovarsi la teoria e la prassi rivoluzionaria e anticapitalista. L’imposizione di una nuova teoria anticapitalista e comunitarista dominante, che sappia ergersi al di sopra delle altre teorie “anticapitaliste”  concorrenti, può essere considerata alla stregua di quella che Kuhn chiama “scienza normale”. Entrati nella fase di “scienza normale”, la dialettica rivoluzionaria dovrà per forza di cose svilupparsi all’interno del paradigma egemone. E’ chiaro che a questo primo momento di egemonia paradigmatica, dovrà seguire un secondo momento, quello della verifica, in cui il nuovo paradigma dovrà essere in grado di manifestarsi come reale modello sociale alternativo all’attuale. In questo articolo mi occuperò prevalentemente del primo momento che penso sia, al momento attuale, quello che più interessante al dibattito in corso.

Prima di entrare nel merito della questione, tengo a sottolineare che questo sarà principalmente un breve scritto metodologico e indicativo. E’ mio intento contribuire a gettare le basi che permettano di cominciare a cercare la via di uscita dall’attuale crisi paradigmatica. La prima cosa, quindi, di cui abbiamo bisogno è un metodo, poichè senza di esso è come trovarsi in oceano aperto privi di punti di riferimento. Una volta trovato il metodo potremo cominciare a discutere seriamente della questione.

Come accennato nelle prime righe dell’articolo, insieme all’Unione Sovietica è crollata una teoria, è finito un paradigma. Dopo circa vent’anni continuare a criticare “da sinistra”, assumere comportamenti da post-moderni, post-comunisti e post-ecc. ecc., persistere nel fare gli estremisti o i moderati, atteggiarsi a duri e puri o a eretici, non ha alcun senso, ma anzi non è altro che un’inutile perdita di tempo. Ciò che oggi giorno si prospetta è il compito di costruire il nuovo paradigma politico anticapitalista e, per fare ciò, dobbiamo per forza di cosa lasciare da parte nostalgismi, briglie ideologiche e ripulire la nostra mente dalle scorie lasciate dalla vecchia teoria.

Per andare avanti dobbiamo ampliare i nostri orizzonti conoscitivi e inserire nel nuovo paradigma ciò che nel vecchio non era riuscito a entrare, espulso dalle sue stesse falle interne incapaci ormai di rinnovarsi dinanzi all’inevitabile scorrere della storia.

Cerchiamo, però, di andare per tappe. Innanzitutto descriviamo schematicamente la condizione storica in cui viene a trovarsi la teoria anticapitalista. In questo momento storico ci troviamo, a mio avviso, in quella che può essere considerata, usando il metodo di Kuhn, la crisi del paradigma. Il vecchio paradigma anticapitalista è irrimediabilmente caduto in crisi ed è ormai prossima la sua fine. Anzi, preferisco spingermi oltre, il vecchio paradigma marxista è morto e in caso non lo fosse, mi auguro che spiri il prima possibile. Solo levandoci di torno questo fastidioso e ingombrante fossile saremo in grado di lavorare serenamente alla costruzione del nuovo paradigma anticapitalista ed entrare, così, nel nuovo periodo pre-paradigmatico. Il periodo pre-paradigmatico consisterebbe per Kuhn nella lotta tra le varie scuole per l’affermazione del nuovo paradigma. Paradossalmente questa fase, per noi, potrebbe essere molto più semplice del previsto, essendo le altre “scuole” nient’altro che circoli di amanti di antichità privi di un minimo di senso storico. L’elaborazione di una nuova teoria che sia in grado di leggere adeguatamente l’attuale condizione storica e che sia capace di delineare schemi interpretativi del reale il più possibile omnicomprensivi, sarà, tuttavia, un lavoro molto difficile.  L’affermazione di un nuovo paradigma, ovvero l’entrata in ciò che Kuhn chiama l’accettazione del paradigma, porterà all’instaurarsi della fase di “scienza normale”, in cui le successive elaborazioni e la formazione delle nuove menti si attueranno entro gli schemi interpretativi del nuovo paradigma. Non spingiamoci, però, troppo oltre: ciò che preme in questo momento e uscire definitivamente dalla crisi e intraprendere al più presto la via della costruzione teorica.

Prima di elencare alcuni punti essenziali da tenere saldi in mente vorrei soffermarmi nel precisare una cosa: non ci deve mai sfuggire di mente che la costruzione del paradigma non rappresenta la vittoria finale, ma solo il primo momento di essa. Il nuovo paradigma costruirà il blocco ideologico uniforme e compatto entro il quale verrà attuata la prassi ed entro il quale le nuove menti si formeranno. Questo blocco ideologico uniforme e compatto, una volta maturato, dovrà essere in grado di manifestrasi come reale modello oraganizzativo sociale antitetico all’attuale. Sarà la comunità umana comunistica composta dalla comunione delle menti dei singoli individui rivolti alla contemplazione del bene assoluto e pronta a scagliarsi contro le forze dissolutrice incarnate in questa fase storica nel capitalismo assoluto nichilista. In sintesi, la teoria kuhniana, come penso si sia capito, per ora la applico solo a quello che considero nient’altro che il primo momento del percorso da intrapendere, ossia alla costruzione del nuovo soggetto teorico rivoluzionario e li la fermo. Nel nostro contesto storico “post-ideologico”, la costruzione di un nuovo pararadigma teorico è da considerarsi già come una prima rivoluzione. Il passaggio alla vera e propria azione, allo scontro frontale, è tutt’altra cosa ed li che entreranno in gioco elementi di tutt’altro tipo.

Ricordiamoci per l’ennesima volta un altro punto essenziale per il lavoro che ci siamo posti di portare avanti: il marxismo così come lo abbiamo conosciuto è morto. Facciamocene una ragione e cerchiamo di uscire il prima possibile dalla crisi che, nonostante la morte del vecchio paradigma, continua a perdurare.

La direzione verso cui dobbiamo tendere è la costruzione del Comunitarismo Politico sotto forma di blocco ideologico uniforme. Torna di nuovo urgente la necessità di trovare il metodo correto che sia in grado di non farci compiere passi falsi, facendo così diventare ciò che dovrebbe essere il nuovo paradigma, nient’altro che una misera e patetica riproposizione di vecchie ideologie novecentesche ammuffitte.

Tengo a sottolineare che, dal mio punto di vista, il Comunitarismo Filosofico non è ancora del tutto sviluppato adeguatamente; penso infatti che vadano rivisti alcuni punti, che sia possibile fare delle rielaborazioni e delle integrazioni essendo le linee di sviluppo ancora molteplici . Spenderò quindi qualche riga per fare delle osservazioni personali a riguardo.

Il Comunitarsimo Filosofico dovrà svilupparsi come una teoria carica di valenza metafisica, una sorta di blocco “carico d’essere”, da porre in totale antitesi al nichilismo di cui il capitalismo assoluto rappresenta la sua ultima e più temibile fase. Una visione radicalmente antimaterialista dell’esistenza umana il cui il Mito torna a riproporsi come unica reale arma a disposizione delle masse (e sottolineo il termine reale) dovrà essere parte integrante del nuovo paradigma. I concetti di antimaterialismo, di relativismo etico, di nichilismo e di mito meritano però una trattazione a parte, ora invece tentiamo di soffermiamoci più approfonditamente su alcune punti di analisi che il Comunitarismo Filosofico e diconseguenza il Plitico dovranno affrontare.

Per non cadere in fraintendimenti o nel riciclo di vecchie ideologie, dobbiamo assolutamente comprendere quali sfere di indagine devono essere toccate dal Comunitarismo Filosofico . Le sfere di indagine filosofica sono tre, e vanno a comporre quella che considero una triade indivisibile in quanto ciascuna di esse è complementare e interdipendente delle altre.

Queste tre sfere sono:

  1. L’individuo, il singolo uomo, la singola mente che vive e agisce e che possiede una propria interiorità
  2. La comunità umana, l’Uomo concreto, reale, storico, creatore della storia
  3. L’ Uomo Universale, l’essenza umana naturale, l’Uomo come parte della Natura e del Cosmo

Nel Comunitarismo Filosofico queste tre sfere dovranno essere equilibrate tra loro in perfetta armonia. Un disequilibrio di esse ha portato ai seguenti risultati:

  1. Il radicale spostamento d’asse sulla prima sfera, ha portato a ciò che può essere definito come l’individualismo atomista. Ciò porta inevitabilmente alla quasi totale scomparsa della seconda sfera e alla corruzione della terza in nichilismo. Questa condizione è tipica dell’individuo odierno occidentale.
  2. Un radicale accentuamento della seconda sfera, con la conseguente quasi totale negazione delle altre due ha portato all’estremizzazione dello storicismo, rappresentato dai cosiddetti “regimi totalitari”, ultimo canto del cigno, disperato e drammatico, di un Occidente spiritualmente moribondo (non mi piace affatto il termine “totalitario”, ma lo uso per comprenderci meglio su ciò che intendo).
  3. Un’ esaltazione maniacale della terza sfera è stata la causa del più becero e astratto universalismo illuminista, che ha elevato la ratio astratta a unica auctoritas in grado di comprendere e giudicare la realtà. Di qui la ragione fattasi terrore. Il retaggio della barbarie illuminista è ancora usato a livello propagandistico da chi si propone portatore di astratti diritti umani imposti con le bombe umanitarie.

Il Nichilismo è ovviamente posto a fondamenta di tutti i disequilibri da me descritti, nessuno escluso. Il Nichilismo può essere considerato come il direttore d’orchestra che negli ultimi tre secoli ha condotto i suoi musicisti a compiere i più incredibili virtuosismi, Illuminismo, storicismo assoluto e individualismo atomista.

Come già accennato questo articolo non vuole ne dare formule magiche, ne sparare sentenze irrevocabili. L’unico intento è quello di dare un contributo a quello che devve essere il lavoro, non di un singolo cervello guru-caposettario. Il momento storico in cui ci troviamo necessita assolutamente dell’attivazione di più menti possibili, dell’immaginazione creatrice in grado di trasformare l’idea in azione. Un pensiero non seguito dall’azione è un pensiero monco.

Non dimentichiamoci, in conclusione, di un punto di primaria importanza: il capitalismo assoluto non è altro che la forma storica di organizzazione economica e sociale in cui il nichilismo si manifesta. Di conseguenza, cercare di costruire teorie che si facciano ammagliare dalle proposte, sempre al passo con i tempi, del Nichilismo, non è altro che una perdita di tempo.

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