EUROPEISMO COME ALLUCINAZIONE COLLETTIVA, UNA PICCOLA SPIEGAZIONE

EUROPEISMO COME ALLUCINAZIONE COLLETTIVA, UNA PICCOLA SPIEGAZIONE

Ricordiamo a sommi capi il funzionamento del Recovery Found.

L’Italia versa una somma ingente in un fondo e riceve dallo stesso fondo somme di denaro, in parte sotto forma di sussidi in parte di prestiti. La dazione di queste somme sono sottoposte a stringenti controlli sul bilancio statale e sulle spese da compiere da parte sia della Commissione Europea sia degli altri stati partecipanti al fondo che si concretizzano in raccomandazioni. Le stesse raccomandazioni formalmente non sarebbero vincolanti ma ovviamente rappresentano un monito per il Paese sottoposto a questo meccanismo stringente e ricattatorio per indurlo ad accettare determinati provvedimenti.
Questo tipo di sovranità appaltata a istituzioni sovranazionali – che corrisponde a una de-sovranizzazione dello Stato nazionale e costituzionale – ha due scopi precisi.

Il primo è quello di slegare le decisioni economiche dalla sovranità popolare e dalle scelte di indirizzo politico di un Governo sovrano che opera attraverso meccanismi democratici. Questo avviene perché il sistema ordo-liberale ha come presupposto specifico la costituzionalizzazione dell’economia di mercato. Per gli ordo-liberali l’economia di mercato non viene governata dall’armonia tra domanda e offerta, ma raggiunge un equilibrio attraverso il regime di concorrenza. Ma mentre nella concezione classica del liberismo lo Stato non doveva assolutamente occuparsi di economia lasciando che il mercato trovasse spontaneamente il proprio equilibrio – questo era il laissez faire in voga fino agli anni ’20 del secolo scorso – per gli ordo-liberisti lo Stato deve intervenire attivamente per costruire un quadro giuridico posto a protezione della concorrenza.

Quel quadro insomma non può essere oggetto di dialettica politica. Ma in cosa consiste quel quadro? In sostanza si tratta di rendere il diritto privato corpo ordinatore della società e dato che il diritto privato è regolato dall’interesse di profitto lo stesso Stato deve garantire l’accrescimento di quel profitto ai privati. Per far sì che questo accada lo Stato dovrà comportarsi come un soggetto di diritto privato e anch’esso dovrà sottostare alle regole della concorrenza. Per questo motivo oggi gli stati sono equiparati alle famiglie e sono resi dal sistema “fallibili” (il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro nel 1981 aprì la strada a questo nuovo assetto). Se lo Stato dovrà agire come un privato sarà necessariamente costretto a rendersi competitivo. In quale modo? Ovviamente tagliando le spese non produttive, quelle insomma che non generano profitto.

Per cui si determina un mondo nel quale non esistono beni pubblici slegati dalle logiche dell’economia di mercato. Tutto è assoggettabile all’interesse di profitto: la salute, l’istruzione, la previdenza, il trasporto, il lavoro. La non esistenza di beni pubblici comporta la necessità di privatizzare e di tagliare la spesa improduttiva, o considerata tale.

Così si arriva al secondo scopo. Quello di disintegrare lo stato sociale che gli Stati costituzionali costruirono dal dopoguerra. Tralasciando le motivazioni che spinsero l’occidente a costruire un welfare articolato e strutturato, si può dire che la protezione della popolazione dai costi sociali derivanti dal sistema capitalista era tenuta in conto e che la sproporzione dei rapporti di forza tra capitale e lavoro fosse un elemento considerato e riconosciuto. Si avviarono passi per concepire una struttura imperniata sulla democrazia sostanziale che diverge da quella formale dei liberali. Accanto all’enunciazione dei diritti universali, delle libertà negative e delle regole di funzionamento delle istituzioni, lo Stato si faceva carico delle potenziali diseguaglianze attraverso un’azione diretta e attiva.

Ecco nel sistema regolato dalla concorrenza questi presupposti non possono e non potranno mai esistere.

Per questo motivo un socialista non potrà mai essere un europeista a meno che non sia colpito da un’allucinazione. Ma a ben vedere tutti i regimi totalitari trovano la loro base di consenso tra la popolazione attraverso narrazioni che poggiano su allucinazioni collettive e ideologiche. Quella per esempio che narra di un’Unione Europea culla della democrazia e dei diritti o che farebbe sperare in un cambiamento dall’interno, attraverso quella lotta politica che proprio la UE è determinata nel far sparire o che immagina innocua, con due contenitori che tengono in piedi una manieristica contrapposizione tra destra e sinistra.

Ferdinando Pastore RS Roma

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