UNA VITTORIA DELLA POST-DEMOCRAZIA


La vittoria dei sì al Referendum Costituzionale – peraltro con quelle dimensioni – dimostra che l’apparato neo-liberale si dota di un compito pedagogico.
Questa funzione è svolta solo in parte dalla classe politica. Se così non fosse, qualora alla stessa fosse stato affidato questo indirizzo, i vari proponimenti volti a declassare proprio la politica a mero strumento di ricezione dei dispositivi di comando posti dalla libertà di mercato assoluta, non avrebbero trovato accoglimento nella popolazione.
Al contrario per raggiungere l’obiettivo la Governance si serve della società civile che rende credibile una narrazione compatibile con l’idea di efficienza del privato.
La nozione di Stato/impresa è ormai radicata anche nella popolazione e soprattutto in chi soffre delle politiche legate alla vulgata sulla razionalità dei mercati. Apparentemente il popolo contesta – giustamente – tutti i Governi ridotti a passacarte degli apparati tecnocratici, ma si lascia irretire da quella che veniva denominata spirale neo-liberale. Per sopperire ai guasti di una società de-politicizzata si propone di restringere ancora di più gli spazi della democrazia reale per esaltare quelli più vicini a una messinscena democratica.
Per questo il popolo – termine usato nella sua accezione politica – si scaglia contro la burocrazia, le lungaggini, gli sprechi, i partiti, la sfera pubblica e di conseguenza contro ogni luogo che risulterebbe ancora potenzialmente d’ostacolo alla supremazia del pilota automatico. Non si rende contro quindi che con l’imperativo di abbattere la casta si è raggiunto lo scopo di restringere sempre di più gli spazi di rappresentanza degli interessi popolari. La verticalizzazione del sistema istituzionale ha permesso di avviare, compiere e fortificare politiche anti-popolari senza alcun controllo.
Il popolo confonde oggi la partecipazione politica con il diritto di voto che da solo non riassume in sé alcuna valenza di impegno sostanziale. Anzi condito da leggi elettorali di natura maggioritaria il voto si riduce alla partecipazione a un sondaggio per valutare quali elementi della stessa società civile possano meglio rappresentare gli interessi dei privati. Questa tendenza viene esaltata da strumenti propri della politica/spettacolo quali le primarie, le parlamentarie o le piattaforme di discussione.
La spirale così descritta tende da un lato a ridicolizzare sempre di più quello che era il cuore della partecipazione politica duratura che si sostanziava nella consapevolezza di avere un ruolo all’interno delle dinamiche del conflitto tra capitale e lavoro e quindi all’interno di partiti, associazioni, sindacati che si premunivano di accogliere quello scontro in una dimensione politica e dall’altro a esaltare le tendenze oligarchiche della post-democrazia secondo le quali l’efficienza, la razionalità economica di profitto, la libertà individuale slegata da obblighi comunitari, le logiche d’impresa devono essere applicate anche all’azione dello Stato che verrà misurata con i medesimi canoni di un’azienda.
La Governance neo-liberale non ha conquistato i cuori della popolazione perché le politiche neo-liberali portano a molteplici fratture e a diseguaglianze insopportabili ma ha convinto le teste attraverso questo presupposto: chi si cura degli interessi generali (che non esistono) applica misure neutre e quindi si dimostra competente. Al contrario del politico – accecato da piccoli tornaconti personali o peggio ideologici – si nutre di un’investitura solenne. Quella della meritocrazia. Per governare attraverso la qualità infallibile del merito non servono Parlamenti che possano concorrere alla nascita di indirizzi politici. Occorrono decisioni rapide e concrete che si poggiano sul consenso o di strutture apertamente post-democratiche come tutti gli apparati sovranazionali o della società civile che indica alla popolazione il recinto entro il quale la discussione, il linguaggio, la partecipazione e il conflitto possono spingersi.

Ferdinando Pastore Risorgimento Socialista Roma

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