Centralità politico-mediatica dell’Iran: il giornalismo si sta de-colonizzando?

Gli Stati Uniti si sono indeboliti ed uno dei motivi è che i popoli sono maggiormente consapevoli dei crimini commessi da Washington, quindi ci troviamo dinanzi una ragione morale. Questa consapevolezza è diventata possibile grazie allo straordinario lavoro dei media non occidentali come IRIB, HispanTV, RT, Telesur, Press TV, CGTN, ed anche NEOGlobal Times e Sputnik. C’è una seconda ragione pratica; i popoli cubano, venezuelano ed iraniano, conoscono bene i crimini imperialisti ed arrivano ad una conclusione logica: ‘’essere schiavi dell’occidente non porta a nulla, meglio resistere difendendo la dignità nazionale’’. Le relazioni geopolitiche, nei prossimi anni, cambieranno radicalmente e di conseguenza anche l’informazione conoscerà nuovi rapporti di forza interni.

Secondo l’analista Andre Vltchek: ‘’Gli Stati Uniti sono deboli perché moralmente defunti. Non c’è nulla di incoraggiante nel terrorizzare altre nazioni. Gestire un impero è profondamente nichilista e cupo. Vivere di saccheggio è deprimente. Depressione e pessimismo, nichilismo e continue esplosioni di aggressività indeboliscono l’animo. D’altro canto, la resistenza positiva e lo spirito rivoluzionario rafforzando sia nazioni che individui’’ 1. Il nichilismo ha distrutto il blocco geopolitico euro-atlantico, l’Europa per sopravvivere deve guardare al mondo musulmano, alla Federazione russa ed alla Repubblica popolare cinese sperimentando modelli socioeconomici distributivi. Le due rivendicazioni, sovranità economica ed indipendenza nazionale, riguardano la natura di classe della nazione, ma anche la qualità dell’informazione; il giornalismo necessita d’un processo di de-colonizzazione interna dallo strapotere delle lobby (sovranità economica), ma anche d’una prospettiva geopolitica antimperialista (indipendenza nazionale).

La demonizzazione dell’Iran è terminata?

Una recente lezione dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, L’Iran a 40 anni dalla Rivoluzione Islamica – la storia e il punto sul presente, coordinato dall’analista Luciana Borsatti ha rotto con alcuni tabù tipici (ne indicherò sinteticamente due) del giornalismo di regime.

1.

L’Iran non è un paese antisemita. Nel convegno s’è chiarito, a più riprese, che nella Repubblica islamica vivono ben 20.000 ebrei, ben integrati, a cui è garantita rappresentanza politica ed influenza nel dibattito culturale della nazione. Già, nel 2015, scrivevo che:

‘’ La realtà è ben diversa da quella dipinta dai giornalisti interessati a gettare fango sulla Repubblica Islamica iraniana. In Iran vivono 25 mila ebrei liberi di osservare la propria religione e le proprie tradizioni culturali e popolari. In tutto il territorio nazionale sono presenti ben 76 sinagoghe e 19 associazioni ebraiche, di cui segnalo per importanza: l’Associazione ebraica di Teheran, la Casa dei Giovani Ebrei, l’Associazione delle Donne Ebree d’Iran. La cultura ebraica è parte integrante del patrimonio nazionale dell’Iran, non a caso la casa editrice dell’Associazione degli ebrei dell’Iran è sempre molto attiva.

Le scuole ebraiche sono 14 e gli studenti che vi aderiscono sono circa 12 mila. Le festività ebraiche vengono riconosciute dalla legge islamica e celebrate in modo regolare’’ 2.

Gli arabo-israeliani, con l’ennesima deriva oscurantista d’Israele, difficilmente potrebbero influire in una società ostile ed, indubbiamente, totalitaria.

2.

La Rivoluzione iraniana è stata, prima di tutto, sociale. Il giornalismo di regime, anche quello di ‘’sinistra’’, rimuove la partecipazione della classe operaia alla rivolta del 1978-’79. Non dimentichiamoci che fu Ali Shariati, traduttore in persiano delle opere di Frantz Fanon ed Ernesto Guevara, l’organizzatore del proletariato urbano.

Una corretta informazione sull’Iran passa attraverso la decostruzione dei miti occidentali. Per anni, l’ex presidente Ahmadinejad ci è stato dipinto come un ‘’antisemita’’, ma nel medesimo articolo spiegavo:

‘’Il 25 ottobre del 2005 l’ex presidente iraniano Ahmadinejad pronunciò un discorso in occasione della conferenza intitolata “Il mondo senza sionismo”, a cui parteciparono migliaia di persone. In quella circostanza Ahmadinejad, citando Khomeini, disse testualmente: ‘’l’Iman dice che il regime che occupa Gerusalemme è destinato a scomparire dalle pagine del tempo’’. L’ex presidente iraniano non si riferiva al popolo israeliano ma al regime sionista definito letteralmente – riporto dal persiano – rezhim-e ishghalgar-e qods ( regime che occupa Gerusalemme ). In nessuna parte del suo discorso leggiamo la parola “carta geografica”, letteralmente in persiano nagsheh. Subito dopo ha peraltro elencato tre regimi scomparsi negli ultimi 30 anni: (1) la dittatura dello Scià Reza Pahlevi; (2) l’Unione Sovietica; (3) il regime di Saddam Hussein. Quell’intervento di Ahmadinejad fu ampiamente manipolato dalla stampa occidentale e presentato all’opinione pubblica in modo volutamente deformato..’’

Ricordando l’incontro fra l’ex presidente Mahmud Ahmadinejad ed i rabbini Neturei Karta, i relatori hanno rotto una puntella del Giornalismo Venduto. Israele, su queste tematiche, da anni condiziona negativamente la pubblicistica italiana, attraverso potenti strumenti di manipolazione. Molti non sanno che i religiosi iraniani si sono pronunciati contro l’utilizzo delle armi di distruzione di massa. Thierry Meyssan scrisse un eccellente articolo sul nucleare iraniano, ripropongo una citazione: ‘’L’Ayatollah Khomeini e i suoi successori hanno condannato la produzione, lo stoccaggio, l’uso e la minaccia di uso di armi nucleari, come contrari ai loro valori religiosi. Credono che sia moralmente inaccettabile usare armi di distruzione di massa che uccidono indiscriminatamente militari e civili, sostenitori e critici di un governo. Questo divieto è stato convertito in legge con il decreto del Leader Supremo della Rivoluzione, l’Ayatollah Khamenei, il 9 agosto 2005’’. Dall’altra parte è risaputo che Israele dispone di oltre 200 bombe atomiche e continua, a distanza di decenni, a perseguitare lo scienziato Vanunu per le sue rivelazioni a riguardo. Israele è il vero pericolo.

L’Iran nella guerra di terza generazione (convenzionale) risulta superiore all’imperialismo israeliano – sul tema militare mi trovo in disaccordo coi relatori – e l’asse con gli Hezbollah è strategico. Certamente, un mutamento dei rapporti di forza fra le super-potenze (USA, Europa, Israele, Russia e Cina) condizionerà i mass media, (quasi) mai indipendenti nella grande scacchiera della politica internazionale. Gruppi editoriali, quindi imprenditoriali e redazioni si troveranno ad un bivio: onestà intellettuale o sudditanza.

1.

2.

Stefano Zecchinelli

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