Ripensare la Sinistra o prenderne definitivamente commiato?

Mi sono permesso di modificare il titolo originale di questo bell’ articolo di Salvatore Bravo (che riprende completamente la posizione di Costanzo Preve…) che era soltanto “Ripensare la Sinistra”. In realtà l’articolo – che condivido pressochè quasi in toto – pone in modo molto chiaro e netto quello che, appunto, ho voluto specificare. E cioè che dall’attuale “sinistra” (come sapete la scrivo fra virgolette e in minuscolo proprio per distinguerla dalla Sinistra storica autentica, cioè quella comunista e socialista novecentesca e pre-sessantottina), sia essa liberale o “radicale”, fondamentalmente anticomunista e antisocialista, organica alla ideologia neoliberale e politicamente corretta dominante, è necessario prendere le distanze in modo netto (naturalmente anche dalla destra, ma questo lo dò per scontato, diciamo per definizione, se si è socialisti e comunisti non si può necessariamente essere di destra, in ogni sua declinazione…).

E’ necessario lavorare alla costruzione di una nuova e moderna forza socialista, di classe, popolare e “neo-marxista”, in grado di entrare in una relazione dialettica con la realtà, di interpretare le contraddizioni vecchie e nuove prodotte dall’evolversi del sistema capitalistico (che gli stessi Bravo e Preve definiscono “assoluto”). E’ altresì necessario mettere in campo un nuovo orizzonte valoriale, ideale e culturale (ferme restando, ovviamente, le ragioni storiche per le quali la Sinistra è nata e in cui affonda le sue radici), che rompa completamente con l’ideologia neoliberale e politicamente corretta di cui l’attuale “pensiero di sinistra” è ormai parte integrante e organica.

A questo lavoriamo come giornale, con tanti altri compagni di viaggio e amici; penso ai compagni di Risorgimento Socialista, di Nuova Direzione, ai vari blog e giornali on line che si pongono in una posizione di criticità rispetto all’attuale ordine sociale, ai relativamente tanti comunisti e socialisti sparsi o che militano in questo o in quel partito comunista (senza nessuna preclusione nei confronti di chicchessia) che hanno compreso la necessità (e anche l’urgenza) di ricostruire dalle fondamenta un nuovo soggetto politico neo-socialista e neo-comunista. E, soprattutto, alle tante persone comuni, non necessariamente politicizzate, prive di una rappresentanza politica, che vivono in prima persona le contraddizioni dell’attuale stato delle cose e stanno maturando la convinzione di lavorare per trasformarlo.

(Fabrizio Marchi)

La globalizzazione secondo Costanzo Preve

Ripensare la sinistra significa non solo avere la chiarezza del nemico, ma anche concettualizzare il presente per poter rispondere con un programma adeguato alle circostanze storiche attuali. Il nemico è il capitalismo assoluto, utilizzo la terminologia di Costanzo Preve, ovvero capitalismo che ha incorporato ogni struttura ed ideologia altra, fino a consumare il pianeta e le forme di vite che in esso vi abitano. La globalizzazione è l’epifenomeno del capitalismo assoluto, la sua espressione compiuta, ma se si utilizza lo scandaglio la globalizzazione reca con sé una faglia, una scissione rispetto al passato che bisogna riconoscere. L’attuale capitalismo è postborghese, in quanto compiutamente nichilistico ed illimitato, mentre il capitalismo borghese era portatore di modelli culturali e di coscienza infelice.

Costanzo Preve in un breve testo, Destra e Sinistra: La natura inservibile di due correnti tradizionali, ci è di ausilio per capire la globalizzazione nella sua specificità. Essa non può definirsi semplicemente un’occidentalizzazione planetaria, ma si caratterizza per la capacità di incorporare al suo interno ideologie, religioni, etnie che apparentemente continuano a sussistere nella forma, ma l’economicismo globale entra all’interno del codice culturale delle pluralità espressive umane per modificarle in senso globale e tecnocratico, per curvarle all’illimitato, per renderle complici del sistema. Si divora ogni dialettica, ogni visione della totalità per trasformare il pianeta un immenso piano omogeneo in cui le merci e le persone possono circolare e consumare. L’azione di incorporamento similare ad una forma di cannibalismo globale ha tra gli scopi il fine di eliminare le resistenze che consentono di far emergere le contraddizioni del sistema globale. L’obiettivo è render il pianeta un piano liscio su cui il plusvalore finanziario può scorrere senza attrito, e dunque l’obiettivo è l’omologazione e laddove le ultime resistenze agiscono è inevitabile il bombardamento etico con cui eliminare la resistenza in nome dei diritti umani:1

“C’è naturalmente chi capisce questo, e cerca di opporsi. Ma l’opposizione è inutile, se viene portata avanti senza chiarezza culturale e strategica, con il continuo ricatto di non essere sufficientemente political correct, cioè di non conformarsi ai codici concettuali e linguistici dell’opposizione “consentita” dalla comunità universitaria e giornalistica accreditata presso il padrone della bisca. C’è ad esempio chi connota la globalizzazione in termini “occidentalizzazione”, ma costui si sbaglia, perché la globalizzazione non è una semplice “imposizione” di modelli occidentali di cultura e di consumo al resto del pianeta, ma è in un certo senso una vera e propria nuova situazione culturale, in cui l’americanismo incorpora anche i modelli simboli asiatici ed africani del tutto assenti nella fase “borghese” della occidentalizzazione colonialistica vera e propria.”.

La globalizzazione prescrive che il pianeta sia in funzione del fare, del produrre automatico ed alienato senza limiti, in tal modo la categoria dell’agire politico condiviso è sostituita dalla sola categoria del fare e dell’economico che incorpora ogni realtà vivente.

Sinistra di governo e globalizzazione

La Sinistra di governo è divenuta funzione del mercato, poiché essa legittima ogni condanna culturale delle religioni e del radicamento patrio e dunque prepara l’humus culturale per l’avanzamento del capitalismo assoluto. Lo Stato è resistenza al mercato globale, in quanto è uno spazio di sovranità in cui l’economia può essere gestita dalla politica, mentre la religione è giudicata con sospetto e perennemente irrisa per il suo valore assiologico che determina limiti all’azione del mercato ed alla riduzione dell’essere umano a funzionario dello stesso. Nel periodo borghese del capitalismo che potremmo datare fino al 1968 la critica alla religione ed ai nazionalismi aveva lo scopo di liberare ed emancipare dal dogmatismo e dall’asservimento a forme di statalismo ed i cerimoniali liturgici alienanti. Oggi la critica perpetua ed aggressiva ad ogni forma di religione e Stato è organica all’incorporamento nella globalizzazione. La sinistra in modo consapevole su un vecchio retaggio innalza la bandiera della libertà contro lo Stato e le religioni per consentire l’affermazione illimitata della globalizzazione2:

La cultura di sinistra ha anche lavorato bene nell’immunizzare l’organismo culturale dalle tentazioni “etniche” e “religiose”, che sono appunto il nemico dichiarato della globalizzazione stessa”.

Globalizzazione e pensiero unico

Il pensiero unico della globalizzazione non è identificabile con la Destra, il Centro o la Sinistra, anzi ne è il fondamento comune che li sovrasta ed usa a seconda delle circostanze per rafforzarsi. La Destra rappresenta la longa manus economica, il Centro la politica, la Sinistra la cultura. La gerarchizzazione e l’automatismo di tali dinamiche sfuggono all’analisi critica. Nell’analisi di Costanzo Preve le categorie di Destra e Sinistra si sono prestate con tanta velocità a diventare lo sgabello della globalizzazione, in quanto prive di fondazione veritativa3:

Nel caso del pensiero unico ultracapitalistico della “globalizzazione”, si tratta della sovranità autoreferenziale di un’economia integralmente automatizzata, che gerarchizza sotto di sé tutte le altre sfere dell’attività umana. Incidentalmente, notiamo che “il pensiero unico” non è una novità , perché tutte le formazioni sociali coerenti, anche in passato, si sono dotate di un “pensiero unico”. La caratteristica di questo pensiero unico, comunque, è quello di non essere assolutamente connotabile come Destra, Centro e Sinistra”.

Pensiero cerimoniale e pensiero critico

All’intellettuale organico deve sostituirsi l’intellettuale disorganico che liberatosi dei padrini delle accademie e dei partiti affermi non il pensiero critico cerimoniale, ma il pensiero critico autentico che mette in discussione le coordinate del sistema e che possa favorire l’uscita dalla caverna del pensiero cerimoniale. Non si tratta di riaffermare l’intellettuale depositario della verità, ma dell’intellettuale che usi la ragione pubblica per trascendere l’effettuale positivistico in modo che si posa mettere in moto l’agire politico collettivo. Non si tratta di auspicare “il miracolo”, ma le condizioni attuali globali e nazionali con le loro contraddizioni dispongono a smascherare il sapere critico di regime che consente la libera scelta tra le merci a cui sono associati i diritti individuali per impedire che si scorgano le tragedie della globalizzazione. L’avvio di una nuova fase potrà sicuramente avvenire solo fuori dalle istituzioni, dalle accademie e fuori dal circolo mediatico nei quali il pensiero cerimoniale, secondo la bella definizione di Costanzo Preve, regna ed isterilisce le menti con l’esemplificazione ed il riduzionismo delle persone a parti da esporre ed il mondo alla sola merce. Il pensiero cerimoniale è parte sostanziale dell’osceno e della società dello spettacolo da cui è necessario prendere commiato.

Sinistra globale

La Sinistra di governo nell’analisi di Costanzo Preve è la costola culturale della globalizzazione, pertanto è necessario l’esodo dalla Sinistra per rifondare un nuovo organismo politico che ha il compito di rispondere alla condizione attuale, in primis, mediante la sua fondazione veritativa. La globalizzazione economicistica è nichilismo realizzato a cui si deve far fronte con un’operazione culturale ardua e complessa la quale ha il compito di riportare la fondazione metafisica della politica. Se tale operazione non avrà luogo è inevitabile la microfisica dell’incorporamento la quale è capace di produrre false alternative e movimenti che servono a legittimare la finzione democratica dell’occidente4:

Il pensiero unico ha culturalmente una “preferenza di sinistra”, perché la sinistra è storicamente il luogo duplice della critica borghese e dell’illusione proletaria, e dunque della tendenziale distruzione dialettica delle due identità, ottenuta ovviamente mediante due processi diversi anche se segretamente convergenti”.

Senza verità ed il coraggio di deviare dal relativismo culturale che fonda la società dei consumi e l’atomismo delle solitudini ogni progettualità politica non può che evaporare dinanzi alla violenza della società del solo mercato. Il primo fondamentale passo per uscire dalla gabbia d’acciaio del capitalismo assoluto è sospendere la logica dell’utile per riportare la metafisica e quindi la verità al centro del dibattito e delle proposte politiche e filosofiche.


Note

1 Costanzo Preve Destra e Sinistra la natura inservibile di due categorie tradizionali C.R.T Pistoia 1998 pag. 10

2 Ibidem pag.11

3 Ibidem pag. 24

4 Ibidem pag.25

Fonte articolo: https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/16935-salvatore-bravo-ripensare-la-sinistra.html

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Fonte foto: Il Fatto Quotidiano (da Google)

Salvatore Bravo

www.linterferenza.info

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