Irlanda: grande affermazione del Sinn Feinn

In Irlanda la vittoria del partito un tempo antimperialista, Sinn Fein, ha spaventato una parte dell’oligarchia puritana rimettendo in discussione il modello socioeconomico thatcheriano. La legge dei rapporti di forza è basilare per inquadrare le dinamiche sociali e geopolitiche, ragion per cui ha prevalso un blocco sociale inter-classista preoccupato (giustamente) di una nuova penetrazione (anche militarista) dello stato profondo inglese. La vittoria dei nazionalisti – in realtà keynesiani o socialdemocratici radicali – si configura come una legittima reazione popolare alla BREXIT di Trump e Johnson.

La disuguaglianza sociale imposta dalla borghesia londinese, è stato il tema centrale delle elezioni. Sinn Fein ha rinnovato (ma non in meglio) la sua classe dirigente sostituendo ai guerriglieri antimperialisti, politici egalitari vicini alle teorie  keynesiane e lontani anni luce dal socialismo patriottico di James Connolly. Ciononostante, il patriottismo irlandese è sano e prende di mira il carattere del capitalismo britannico.

“Secondo un sondaggio dell’Irish Times, l’assistenza sanitaria è la questione più urgente per il 40% dei votanti. L’Irlanda ha un sistema sanitario pubblico che fornisce assistenza medica gratuita a persone a basso reddito e agli anziani. Ma gli ospedali sono ormai sovraffollati, con centinaia di pazienti lasciati in attesa di cure nei corridoi. Segue l’emergenza abitativa, una priorità per il 32% degli intervistati. A Dublino gli affitti sono più che raddoppiati dal 2010, mentre molti non possono permettersi di affittare in aree urbane e i giovani faticano a comprare casa. I senzatetto hanno raggiunto livelli record superando quota 10.000 (su una popolazione di 4 milioni e mezzo) che vivono in alloggi di emergenza in tutto il paese. In questo contesto, lo slogan scelto da Sinn Féin in vista del voto non poteva essere più chiaro: “time for a change” (è ora di cambiare). E il cambiamento in effetti c’è: stop alle agevolazioni fiscali che hanno fatto del paese il paradiso delle multinazionali in Europa, no alla speculazione edilizia, maggiore redistribuzione e più spesa sociale per scuole e ospedali pubblici sono ai primi punti del programma elettorale’’ 1

L’imperialismo inglese teme il movimento di protesta che si è creato dietro alla socialdemocrazia (ex marxista) di Dublino. Londra è il nemico principale per la sinistra irlandese e lo è per moltissimi popoli colonizzati, ma l’errore della socialdemocrazia ‘’rosso-verde’’ sta nella sottovalutazione della polarità sub-imperialista europea. All’interno dell’Unione Europea non c’è vita per il mondo del lavoro, ma – contrariamente – l’UE viene definita dagli esperti una fazione borghese dell’imperialismo ‘’cosmopolita’’ anglo-statunitense. La supremazia finanziaria inglese è in declino dal 2008, sta per affondare quindi la componente sciovinista e neo-vittoriana dell’establishment che ha puntato alla semi-colonia irlandese per rimettere in moto l’industria bellica mantenendo viva la lobby delle armi. In caso d’aggressione imperialista (militare o commerciale), Sinn Fein si potrebbe trovare di fronte ad un bivio: (1) ritornare all’antico antimperialismo o (2) accettare la scissione dei gruppi neo-marxisti più radicali, trasformando la sua classe dirigente in una sorta di Syriza irlandese.

La vittoria dei patrioti di sinistra nella più antica nazione colonizzata d’Europa, si accompagna ad un rifiuto globale del puritanesimo imperialista e del fascismo neoconservatore. Negli USA, il moderatissimo Sanders spaventa con timide riforme sociali i neoliberisti del Partito (anti)democratico; nel Vaticano il nuovo corso di Francesco I, quanto meno antidogmatico, ha messo in moto la lobby dei cristiano-sionisti statunitensi maldisposti ad accettare il dialogo con la Teologia del popolo – da non confondere con la Teologia della liberazione – sudamericana e col mondo islamico (escluso l’’’Islam iraniano’’). Tanto Sanders quanto Francesco I sono riformatori moderati, compromessi con l’imperialismo ‘’democratico’’ ed impotenti dinanzi allo strapotere dello stato profondo cristiano-evangelico; ciononostante l’elite è disposta a tutto pur di silenziarli. Chi tocca il potere della lobby israeliana non rischia soltanto la morte politica. Il ‘’revisionismo’’ di Bergoglio non cambia la dinamica conflittuale oppressi/oppressori (a differenza del revisionismo islamico di Khomeini), ma mette a nudo il fascismo cristiano dell’establishment statunitense creando un danno d’immagine agli oscurantisti-propagandisti repubblicani e ai protettori di pedofili come Viganò. Il capitalismo occidentale va verso una sorta di nuovo fascismo, un totalitarismo neoliberale nella variante ‘’democratica’’.

Nel Regno Unito, un sistema normativo liberticida facilita la detenzione degli attivisti del BDS. Boris Johnson e Donald Trump pendono dalle labbra di Netanyahu, mentre giornalisti venduti anglofoni scrivono pezzi scopiazzando dall’hasbara (propaganda) di Tel Aviv. Uno dei meriti del Sinn Fein sta nella tenace opposizione alle politiche di guerra israeliane e in un antimilitarismo pagato molte volte a caro prezzo 2. La costruzione del mondo multipolare necessita (anche) del radicalismo sociale cattolico, una tradizione antimperialista di cui l’IRA è stata custode fino agli Accordi del Venerdì Santo, 1998. La costruzione di una società socialista non si colloca nell’immediato, ovviamente, ma il rifiuto globale del puritanesimo anglosassone rappresenta un passo in avanti per il riscatto dei ceti popolari e proletari iralandesi.

La Gran Bretagna si è ricompattata con l’imperialismo americano-sionista, di contro il proletariato europeo dovrebbe recuperare le proprie radici rivoluzionarie rilanciando il diritto al rovesciamento di un potere iniquo. L’Irlanda è ovviamente molto più vicina al misticismo rivoluzionario dei giacobini piuttosto che al puritanesimo alla Oliver Cromwell. Per questo il Sinn Fein dovrà valutare con attenzione i suoi alleati politici (sinistra sovranista) e geopolitici (Russia, Cina ed Iran) nella duplice prospettiva: l’unificazione con l’Irlanda del Nord e l’indipendenza politico-economica dalla ‘’perfida Albione’’. Nuovi compromessi con gli unionisti, più che anacronistici, rappresenterebbero un tradimento.

www.ispionline.it /it/pubblicazione/irlanda-chi-ha-paura-di-sinn-fein-25033

invictapalestina.org/archives/18735

Stefano Zecchinelli

www.linterferenza.info

Risultato immagini per Vittoria del Sinn Fein in Irlanda immagini

Fonte foto: Startmag (da Google)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.