IMPRESSIONI

IMPRESSIONI

Il Fondo Monetario Internazionale indica il proprio ricettario per il post coronavirus. In pratica consiglia quello che ha sempre consigliato: taglio della spesa, allentamento del debito. Il neo-liberismo rappresenta il Regime totalitario più violento della Storia. E’ violento perché è insulso nella sua rigidità, ed è violento perché proteggere l’interesse privato – quello “dei mercati per intenderci – vuol dire anche spingere l’individuo a concepire l’esistenza verso il massimo egoismo. Non sto qui a ripetere come è strutturato l’impianto totalitario neo-liberale. E quella che è stata – storicamente – la separazione tra liberalismo e democrazia (separazione che ufficialmente nasce con il Cile di Pinochet).

Oggi le considerazioni devono essere altre. La cantilena del Fondo Monetario Internazionale è oggi del tutto anti-storica e deve considerarsi irricevibile.

La crisi legata al virus non è superabile come fu affrontata quella del 2008, per ragioni strutturali. La dinamica del contagio porterà irrimediabilmente alla chiusura delle frontiere per un tempo non così breve. Mi sembra automatico che gli Stati – la Germania per esempio abbandona il pareggio di bilancio – debbano riprendere in mano la leva della produzione dei settori strategici. La dinamica di “economia da guerra” imporrà un ritorno a politiche Keynesiane di conseguenza tese anche alla piena occupazione.

Se questo sarà lo scenario l’Unione Europea si dissolverà di per sé perché quel modello è del tutto incompatibile con i dogmi su cui è stata edificata: libera circolazione di merci, capitali e persone, mercato fortemente competitivo, indipendenza della Banca Centrale, lotta all’inflazione e stabilità dei prezzi. L’Unione Europea è nata solo per questo, privatizzare il diritto pubblico, de-politicizzare l’economia e sopprimere lo scontro sociale attraverso de-strutturazioni, de-localizzazioni e concorrenza al ribasso tra lavoratori, in un quadro non democratico.

Mantenere questo impianto ideologico implicherebbe una rivolta sociale senza precedenti causata dalla conseguente macelleria sociale.

Continuo a ritenere che la Realtà supera le fantasie liberali. Oggi possono rappresentare solo enunciazioni di principio che devono cadere nel vuoto. Ma per far sì che questo nuovo scenario sia assecondato occorre un controllo serrato sull’operato del Governo in carica. Non ho dubbi sul fatto che l’intervento del Presidente della Repubblica all’indomani dell’attacco speculativo ordito dalla BCE nei confronti del Paese sottintendesse la minaccia dell’attuazione di uno piano B di uscita dalla moneta unica. Solo così mi spiego la successiva apertura dei rubinetti da parte della stessa Banca Centrale Europea. Cercano di salvare il salvabile insomma ma ciò che resta non è salvabile.

La crisi in più ha convinto la maggioranza dei cittadini sull’importanza di avere un’industria di stato, sulla necessità di proteggere il settore pubblico e mai come in questi giorni si assiste a una vera intolleranza nei confronti dell’Unione Europea.

All’interno della maggioranza è ancora presente una sacca di resistenza posta a protezione dell’ordine esistente e mi riferisco a tutto l’arcipelago legato al PD (compreso quello Renziano) il quale è il garante nel nostro paese del sistema ordo-liberale e sovranazionale. Le intenzioni di Conte sembrano dirigersi in una direzione opposta, ma appunto sembrano. Anni di politica posta al servizio di interessi inconciliabili con quelli del Paese lasciano intatte tutte le perplessità del caso.

In questa fase insomma data la gravità della situazione politica, economica e sociale occorrerebbe uno sforzo in più da parte di tutti noi. Mi auguro che tutte le forze politiche che in questi anni hanno difeso la sovranità del Paese e che si richiamano alla Costituzione del 48, possano interloquire anche informalmente, magari predisponendo un sistema di consultazione permanente che possa fungere da stimolo e da controllo sull’operato dell’esecutivo. Con un occhio vigile anche sulla questione democratica e sull’uso che viene fatto in questi giorni dei decreti presidenziali. Occorre premere perché il Parlamento torni ad esercitare le proprie funzioni e che la decretazione sia effettuata attraverso lo strumento del decreto legge. A meno che non sia dichiarato lo stato di guerra, ma in quel caso lo si dovrà dichiarare apertamente.Leggi su Sky Tg24 l’articolo Coronavirus, l’Fmi loda l’Italia ma chiede misure per il post-crisi | Sky TG24

Ferdinando Pastore Risorgimento Socialista Roma

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